Come nasce il romanzo La Morte d'argento
L'idea per il mio primo romanzo si è formata nel corso di un viaggio sull'autobus extraurbano che tutte le mattine mi portava fino in città a seguire le lezioni universitarie. Nelle ore che passavo per la strada a guardare il panorama e ad ascoltare la mia musica preferita, la mia mente viaggiava decisamente più veloce del mezzo pubblico, portandomi in posti molto più lontani di dove io mi trovavo, ma allo stesso tempo molto più vicini di quanto chiunque potesse mai immaginare. Ambientare le storie che passavano nella mia mente nei luoghi da me abitualmente frequentati mi sembrava appunto la cosa più naturale, considerato anche il contesto temporale in cui i personaggi del romanzo hanno preso vita. Non si trattava di creare un mondo nuovo, fatto di regole proprie, di atmosfere sconosciute, quanto piuttosto di utilizzare un ambiente realistico, un posto dove la gente che avrebbe letto la mia storia, se ce ne fosse stata, sarebbe riuscita a immedesimarsi e non avrebbe dovuto cercare lontano i luoghi che avrebbero fatto da sfondo a una storia fantastica. Così ho descritto la mia università, il mio tragitto giornaliero, il mio inizio. Come la mia mente ha cominciato a fantasticare da un tesserino smagnetizzato, anche in La Morte d'argento la contestazione da parte di un controllore dà il via a tutta una serie di eventi che cambieranno definitivamente l'esistenza di Erika.
C'è molta realtà nel mio romanzo, ma accanto a essa appare anche tanta finzione. Mi sono ispirata alla vita di tutti i giorni, ciononostante ci sono un sacco di cose che sono nate dalla pura e semplice fantasia. Non parlo solamente dei vampiri e della magia, ma anche del carattere della protagonista. Erika è diversa da me; la sua capacità di essere calma, razionale e con i piedi solidamente attaccati alla terra si discosta dal mio essere lunatica, fantasiosa e, lo ammetto, anche paranoica. È soprattutto per questo che io reputo Erika un personaggio originale.
Parlando della scrittura in generale, ho cominciato quando avevo quindici anni. Sono cresciuta a pane e libri fantasy, quindi la mia inventiva ha risentito fin troppo di questa influenza. Le prime storie da me ideate non hanno ancora visto la luce, perché sono lunghe e complesse e i primi tempi in cui mi cimentavo nella scrittura non ero ancora decisa a dedicarmi seriamente a un libro. Ho passato diversi anni a stendere dei piccoli racconti, qualche pagina di emozioni che per la maggior parte tenevo per me a causa della vergogna e della paura del giudizio altrui. Ero spinta soprattutto dai concorsi letterali organizzati nel complesso scolastico di cui facevo parte, guidata da un tema particolare o da un limite entro cui restare nella stesura del testo. Uno in particolare è stato piuttosto fruttuoso: La mostra la facciamo noi – da Modigliani al Contemporaneo, concorso provinciale organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, dove sono arrivata al secondo posto in graduatoria con il racconto intitolato L'Ultimo Salto.
È stato quel successo ad avermi aperto le porte della scrittura. Da allora ho cominciato a pensare seriamente alla possibilità di diventare una scrittrice, carriera che mi sembrava una salita ripida come l'Everest e che tutt'ora appare ardua davanti ai miei occhi, anche se si è ridimensionata a un più piccolo Monte Bianco. Ho cominciato dalle piccole cose: ho creato la base di uno spettacolo teatrale messo poi in scena dal gruppo di teatro della mia scuola, ho continuato a scrivere racconti, fino a iniziare una serie di romanzi che poi non sono andati a buon fine. Non avevo la pazienza di mettermi buona davanti alla tastiera del computer e riflettere su come descrivere i pensieri dei personaggi. Avevo delle ottime storie in mente, anche originali agli occhi di chi ascoltava le mie narrazioni, ma quello che purtroppo non avevo era la costanza e la calma di un buon scrittore.
Sono passati gli anni e ho iniziato a frequentare l'università. Durante il primo anno dei miei studi in Economia ho vissuto un'esperienza che mi ha aiutato tantissimo a sbloccare ciò che mi frenava nella stesura di un romanzo completo: la partecipazione a un gioco di ruolo on-line. Navigando sul web mi sono imbattuta in Lande di Shannara, un GDR basato sulla famosa saga di Terry Brooks, e in cerca di un modo per riempire le mie serate libere mi sono iscritta. Interpretare i personaggi che ho creato nel gioco con sole parole scritte è stato arduo all'inizio, soprattutto dovendomi confrontare con l'abilità di giocatori con molta più esperienza di me, ma nel corso del tempo descrivere ciò che essi pensavano, cosa facevano e come reagivano ai comportamenti degli altri è diventato sempre più facile, fino a trasformarsi nella normalità. Il mio stile di scrittura è migliorato, prendendo a essere più fluido ed elaborato, e avvicinarsi alla tastiera del computer quasi tutte le sere dopo essere rientrata dalle lezioni all'università si è fatta una gradita abitudine.
L'anno passato in LdS mi è servito per ottenere quella costanza che non riuscivo a trovare altrimenti. Durante l'estate del 2007 ho pensato seriamente di scrivere un libro per la pubblicazione, e quello che prima era solo un hobby è diventato un grande sogno. Il desiderio di diventare una scrittrice assopito per lunghi anni è esploso nel corso di poche settimane, facendomi purtroppo rinunciare al gioco che ho rimpianto per molto tempo ma permettendomi di prendere il coraggio e l'impegno a due mani per creare qualcosa che potesse diventare grande anche solo la metà dei romanzi che mi passavano sotto gli occhi ogni giorno. Quando poi ho cominciato il secondo anno di lezioni e il genere vampiresco stava mettendo le radici per la moda che è scoppiata nei mesi successivi, la mia idea originale di scrivere un libro fantasy “classico” (alla Terry Brooks, tanto per intenderci) è stato rimpiazzata con La Saga della Mors Argentea, ciclo di libri dove si inserisce La Morte d'argento.
Da fine settembre 2007, le mie serate sono state impegnate nella stesura di questo romanzo. Non ho mai perso la speranza di vedere la storia di Erika, dei fratelli Ibsen e della compagnia di Vincent crescere e maturare in qualcosa di più rispetto a un semplice file memorizzato sul computer, e sono convinta che sia anche per questo che La Morte d'argento non è più solo un insieme di pagine da condividere con me stessa e con le persone che mi stanno vicino. La Morte d'argento rappresenta il mio sogno realizzato, la conferma che al mondo ci sono ancora persone che sanno perdersi nella bellezza senza età e senza limiti dell'immaginazione.
Spero con tutto il cuore che La Morte d'argento riesca a trasmettere pure emozioni di felicità a chiunque provi a leggere anche solo le prime dieci pagine, al pari dell'incanto che ha suscitato su di me commozione e meraviglia durante la sua creazione.




