I Vampiri di La Morte d'argento
Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivoluzione della figura del vampiro. In particolare, l'uscita nelle librerie di Twilight, il famoso romanzo di Stephenie Meyer, ha dato il via a tutta una serie di cambiamenti che si è protratta in numerosi romanzi, per la maggior parte provenienti dal territorio americano. In diverse storie, i vampiri non temono più la luce del sole, sono creature buone che rinnegano la loro natura malvagia, non si nutrono di sangue umano, non temono i simboli sacri... Insomma, la differenza con i non-morti della tradizione, descritti dalle penne di Polidori e Bram Stoker, è più che evidente.
Sul perché di questa rivoluzione sono stati scritti tanti libri, i saggisti sono andati a nozze con questo argomento, spinti anche dalle case editrici pronte ad approfittare dell'onda di successo che Twilight ha portato nel genere vampiresco e al più generale Urban Fantasy. In queste righe, non voglio soffermarmi troppo sui motivi psicologici e sociali (alcuni sostengono anche filosofici) del rabbonimento dei vampiri, né voglio tirare in ballo le mie opinioni personali. Questa pagina viene inserita allo scopo di fare chiarezza sulle caratteristiche delle creature notturne che io descrivo nel mio romanzo.
La mia passione per i vampiri è iniziata con I Diari della Famiglia Dracula di Jeanne Kalogridis, un romanzo che rispetta molto della tradizione. Ho letto e apprezzato la saga di Twilight per la sua interessante storia d'amore, come tutt'ora continuo a sfogliare i libri sui “nuovi vampiri” che le case editrici italiane importano dagli Stati Uniti. Perciò si può dire come le creature da me descritte in La Morte d'argento siano un misto di innovazione e tradizione.
Non a caso precedentemente ho usato il termine “creature notturne”. Anche se in un primo momento può non sembrare, Christian e compagni non amano la luce del sole. Non potrebbero nemmeno essere sfiorati da un singolo raggio ultravioletto se non fosse per i metodi che escogitano. Il potere mortale del sole costringe i loro simili a restare chiusi nei loro nascondigli, o per i più malinconici nelle loro bare, in modo da poter sopravvivere. Non per niente, Christian ripete più volte nel romanzo di preferire la vita notturna, poiché sente quella diurna estranea alla sua stessa natura.
Altra caratteristica che ho ereditato dalla tradizione è l'egoismo dei vampiri, che conduce inevitabilmente al nutrimento. Salvo poche eccezioni, e vorrei sottolineare davvero poche, i vampiri di La Morte d'argento si nutrono di sangue umano, com'è giusto che sia. La natura li ha fatti tali, un gradino più alto rispetto agli umani nella catena alimentare, e non vedono nulla di male nel seguire i propri istinti. Questo non impedisce ai non-morti di provare sentimenti profondi, rimasti dall'umanità che hanno abbandonato dopo essere stati trasformati. Si può infatti facilmente vedere come Christian, e non solo lui, si lasci andare all'amore, all'odio, alla sofferenza, sfaccettature di un cuore umano che più non batte nel petto ma che ancora fa sentire la sua presenza.
Il riferimento al cuore ci riporta alla trasformazione. Non parlerò di anima, poiché questo difficile concetto verrà approfonditamente trattato nei romanzi durante il corso della saga, ma di come avviene il passaggio dalla vita mortale a quella immortale. Non ci sono virus, non ci sono veleni, non ci sono mutazioni genetiche alla nascita che designano una persona a diventare un vampiro nel corso della crescita. C'è solo il sangue magico del vampiro che entra in circolo nel corpo della vittima umana e lascia la sua impronta, rendendola una creatura diversa rispetto a quello che era prima dell'attacco del vampiro.
Magico, sì, perché magici sono i vampiri. Non c'è altra spiegazione se non la magia per rendere possibili i cambiamenti fisici del nuovo rinato vampiro. Il corpo diventa perfetto, si circonda di un'aura di fascino che attrae le vittime verso la loro fine. Sono fatti di incanto, i vampiri, quell'incanto che permette loro di avere le caratteristiche nuove che io ho inserito accanto agli aspetti tradizionali: i poteri supplementari nelle vampire femmine, il calore che gli esseri umani avvertono davanti alla minaccia di un vampiro, il cambiamento di colore delle iridi a seconda dell'età, il forte dolore provocato dagli astri nell'anniversario della loro rinascita.
Sono forti, resistenti, immortali. I loro corpi non cambiano dopo la trasformazione, ma mantengono l'apparenza dell'età che avevano nell'attimo della morte. La loro coscienza egoista spesso non si ferma davanti a niente. Si lasciano guidare dal desiderio, dagli istinti e non riflettono sul dolore che potrebbero provocare nelle loro vittime umane. Ma accanto a tutta questa sicurezza d'animo, c'è anche la paura. Perché i vampiri mantengono un briciolo della loro umanità e, come ho già accennato prima, nel loro cuore rimangono quelle emozioni umane che tanto si ostinano a rinnegare. Ma la paura è anche animale e questo dimostra quanto i vampiri abbiano nel loro essere un misto delle due creature.
Perché parlo di paura? Perché questo sentimento è direttamente collegato alla profezia che vede Erika protagonista. I vampiri, immortali per natura, vengono messi di fronte al pericolo di venire sbriciolati dal potere della Mors Argentea. Per creature abituate a sentirsi invincibili è una minaccia a dir poco terrorizzante.
Ma i vampiri affrontano la paura anche in momenti più comuni. Il timore per i gatti, spiegato nel romanzo, o l'avversione al calore bruciante delle fiamme e alla luce del sole. La paura scalfisce l'aura di invincibilità dei vampiri, rendendoli, se vogliamo, più vicini agli umani.
Di nuovo, però, si allontanano da essi, come se fossero solo un misero ricordo di quello che erano prima della rinascita a una nuova non-vita. Le caratteristiche più profonde dell'animo, quelle più pericolose e perverse vengono accentuate, moltiplicate, prima fra tutte la lussuria. I vampiri sono creature lascive, che preferiscono affascinare le loro vittime prima di prenderne il sangue per il loro sostentamento. E anche tra di loro, le pratiche seduttive non sono rare.
Termina così la panoramica sui vampiri che il lettore troverà, o ha già trovato, in La Morte d'argento. Ma questo non è tutto ciò che ho creato. Bisogna scoprire i miei vampiri piano piano, senza pregiudizi e con gli occhi di chi si approccia al genere per la prima volta. Perché c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.




